Nel Tawantinsuyu, l’Impero Inca, il territorio era organizzato attraverso il Qhapaq Ñan, la grande rete viaria che collegava province, centri amministrativi, luoghi sacri e sistemi produttivi.
Le fonti storiche e le ricerche archeologiche dimostrano che non si trattava semplicemente di strade, ma di un sistema gerarchico e integrato di percorsi, insediamenti e funzioni, capace di garantire la gestione militare, economica, amministrativa, politica e religiosa dell’intero impero.
Il Qhapaq Ñan era dunque una infrastruttura culturale e territoriale, prima ancora che una rete di collegamenti.
Lo stesso principio ispira il Piano di Sistema – Piano d’Area “La Via dei Marsi”, che non nasce come semplice cammino escursionistico, ma come quadro territoriale unitario, capace di connettere in modo coerente ambiente, storia, comunità e sviluppo sostenibile.
Nel contesto delle politiche dedicate alla mobilità dolce, ai cammini e al turismo sostenibile nelle aree interne,

La Via dei Marsi rappresenta un livello strategico superiore, perché integra in un unico sistema:
- mobilità lenta e accessibilità sostenibile
- aree protette e siti Natura 2000
- patrimonio archeologico e paesaggistico
- dimensione spirituale e identitaria
- cooperazione istituzionale e governance territoriale
Il territorio non viene visto come somma di interventi, ma come ecomuseo diffuso, riconosciuto anche a livello nazionale ed europeo nell’ambito del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa.
Come nel Qhapaq Ñan, il valore non è solo nel percorso,
ma nella visione di insieme che tiene unito il territorio.
La Via dei Marsi non è solo un cammino.

È un sistema.
È un piano d’area.
È una visione di futuro.
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